
L’ORDINE MILITARE TEDESCO ED IL DISORDINE NORMATIVO ITALIANO (leggi tutto)

di Cleto Iafrate, FICIESSE, Italia (*)
Il concetto di esecuzione degli ordini militari è stato, da sempre, argomento di dibattito tra le diverse filosofie giuridiche. Esso, in quanto espressione di una scelta politica, dipende dal grado di democrazia raggiunto da uno Stato. In passato quel concetto ha inciso pesantemente sul corso della storia europea. A tal proposito, si consideri che durante il processo di Norimberga la difesa più ricorrente utilizzata dai collegi difensivi degli accusati era basata sulla seguente frase: “ORDINI SUPERIORI”. Con ciò si voleva sostenere la tesi secondo la quale il superiore è l’unico responsabile per le azioni commesse dal subordinato e quest’ultimo è esente da responsabilità.
L’Italia e la Germania hanno in comune una regola generale, secondo la quale qualsiasi autorità è subordinata alla legge e l’obbedienza è subordinata all'autorità. Di conseguenza, l'ordine di commettere un fatto contrario ad una norma di legge non è vincolante, né Italia né in Germania, e chi lo esegue non è esente da responsabilità.
I due ordinamenti, però, si distinguono per le eccezioni poste a questa regola generale. Di seguito esaminerò tali eccezioni; per farlo, racconterò un fatto realmente accaduto in Italia.
Un convoglio di auto di servizio stava facendo rientro al Reparto. Il superiore, che guidava l’auto alla testa del convoglio, ordinava ai conducenti delle auto che seguivano, di aumentare la velocità oltre i limiti consentiti dalla legge. L’ordine non veniva eseguito, anche per l’intensa pioggia che rendeva scivoloso il manto stradale. Il superiore, via radio, confermava ripetutamente l'ordine di accelerare; in particolare, rivolgendosi al conducente dell’auto che lo seguiva, gli ordinava “di procedere attaccato alla sua vettura".
Costui obbediva all’ordine confermato.
Improvvisamente, il superiore frenava, causando il ribaltamento dell’auto che lo seguiva, con il conseguente decesso di un militare che viaggiava in essa.
Il giudice di primo grado ha condannato il militare che ha eseguito l’ordine per concorso in omicidio colposo. Il giudice d’appello l’ha assolto perché “il fatto non sussiste”. La Suprema Corte di Cassazione, infine, ritenendo quell’ordine “illegittimo sindacabile”, lo ha condannato per omicidio colposo in concorso con il datore dell’ordine (Cass.Pen. Sez. IV nr. 888/2007).
Se ciò fosse successo in Germania, del fatto avrebbe dovuto rispondere solo il superiore che aveva impartito e confermato l’ordine - non anche l’inferiore che lo aveva eseguito. Nell’ordinamento giuridico tedesco l’inferiore è responsabile quando esegue un ordine illegittimo (cioè contro la legge o il regolamento) solo nel caso in cui eccede nell’esecuzione e si rende conto che sta commettendo un atto criminale.
In Germania quando un militare riceve un ordine “dubbio” deve porsi solo le seguenti domande: L’ordine conduce a commettere un atto criminale? Viola il diritto internazionale e la dignità umana?
La normativa italiana, invece, punisce chi esegue l'ordine illegittimo, quando la legge consente al militare di sindacarne la legittimità. Ma non chiarisce in quali casi al militare è consentito sindacare la legittimità dell’ordine; tutto è rimesso a l’alea della valutazione del militare.
Il regolamento militare si limita ad affermare che gli ordini illegittimi devono essere eseguiti se vengono confermati.
In Italia, pertanto, quando un militare riceve un ordine “dubbio” deve porsi le seguenti domande.
Si tratta di un ordine illecito (cioè che conduce a commettere un atto criminale) oppure di un ordine illegittimo (cioè contro una legge o un regolamento)?
Nel caso in cui l’ordine venga ritenuto illegittimo, ma non illecito (cioè criminoso), il militare si dovrà, ulteriormente, chiedere: Si tratta di un ordine illegittimo sindacabile oppure di un ordine illegittimo insindacabile? L’illegittimità è solo formale oppure è anche sostanziale?
Qualora, sfortunatamente, il militare dovesse essere sottoposto a giudizio per aver eseguito l’ordine, dovrà sperare che l’ultimo giudice chiamato a giudicarlo, risponda allo stesso modo alle medesime domande, il che non è scontato. Nel nostro caso, infatti, il giudice del terzo grado di giudizio ha dato a quelle domande delle risposte diverse rispetto a quelle date dal militare e, perciò, lo ha condannato.
In epoca in cui i militari sono impiegati sempre più spesso in missioni internazionali di pace, in collaborazione con eserciti provenienti dai diversi Paesi europei, è auspicabile che venga emanato un Codice Militare Europeo, in cui siano armonizzate le regole militari dei singoli Paesi membri.
L'ARTICOLO E' STATO PUBBLICATO SULLA RIVISTA EUROMIL NEWS...(LINK)






