
RAPPORTO DIFESA 2011

Il 16 giugno 2011, la Fondazione ICSA ha presentato alla stampa lo studio dal titolo “RAPPORTO DIFESA 2011” curato dal Dott. Andrea Nativi. Si tratta del secondo Rapporto che la Fondazione ICSA dedica alla Difesa Nazionale. Sono intervenuti oltre all'Autore, il Gen. Vincenzo Camporini ed il Gen. Leonardo Tricarico.
(Adnkronos) ''La situazione della Difesa italiana e' sempre più precaria perchè si continua a rimandare quell'intervento complessivo di razionalizzazione che tutti i partner stanno realizzando o hanno già realizzato. Le risorse che il Paese dedica alla difesa sono poche, ma non sempre sono spese al meglio''. E' l'analisi del 'Rapporto Difesa 2011', il secondo Rapporto che la Fondazione Icsa, presieduta da Marco Minniti, dedica alla Difesa Nazionale, presentato oggi a Roma, presso la Casa dell'Aviatore. Fino a oggi, rileva l'Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis), centro di analisi strategica in materia di sicurezza, difesa e intelligence, ''le Forze Armate hanno assolto splendidamente i compiti assegnati, in particolare nelle missioni all'estero. Ma questo non e' sufficiente. Occorre 'produrre' di più a parità di risorse. Se ci saranno tagli, la riduzione delle capacità dovrà essere compensata attraverso la ricerca di efficienze che rimangono potenzialmente molto consistenti''. ''Ma naturalmente -avverte il Rapporto Difesa, curato da Andrea Nativi, consigliere scientifico della Fondazione Icsa- non si può pretendere di fare di più con meno. E quanto sta accadendo in Nord Africa, in Medio Oriente e nel Golfo certo cambia i presupposti della politica di difesa nazionale. Va anche tenuto conto che ogni ristrutturazione ben eseguita permette di ottenere risparmi e miglioramenti strutturali solo dopo aver affrontato un costo iniziale. Almeno questi soldi extra devono essere garantiti, anche per risolvere il problema strutturale del personale''. Mentre le risorse per l'esercizio e il funzionamento, rileva la Fondazione presieduta da Minniti, ''devono essere non solo rimodulate, ma anche accresciute, malgrado l'obiettivo complessivo sia quello di addivenire ad uno strumento più piccolo e più efficiente. Solo in questo modo -rimarca l'Icsa- si potrà garantire al cittadino quel bene primario che è la difesa nazionale e degli interessi nazionali''. Per la Difesa italiana, osserva il rapporto Icsa, ''il 2011 sarà ancora un anno difficile. I soldi stanziati sono pochi, se raffrontati alle esigenze ed alla consistenza della macchina militare. Le riforme promesse e lungamente studiate non sono state neanche presentate ufficialmente e non potranno essere attuate nel brevissimo termine, a maggior ragione visto il contesto politico''. Quindi le Forze Armate ''dovranno continuare ad 'arrangiarsi', concentrando tutto il possibile per garantire l'espletamento dei compiti fondamentali e lo svolgimento delle missioni internazionali, nonché alcune attività magari 'coreografiche' e sussidiarie, come la pulizia delle strade campane dalla immondizia, la sorveglianza di obiettivi sensibili ed ultimamente addirittura il presidio dei cantieri della autostrada per Reggio Calabria ed altri compiti di pubblica sicurezza che non vi è motivo non siano eseguiti da chi vi è preposto''. In ogni caso, sottolinea il Rapporto della Fonfazione Icsa, il livello di efficienza complessiva dello strumento militare ''ha subito un nuovo decadimento nel corso del 2010 e le cose peggioreranno nel 2011. Non poteva che essere così considerando i continui tagli subiti dagli stanziamenti che consentono il funzionamento delle Forze Armate: meno ore di moto per le navi della Marina, meno ore di volo per i velivoli dell'Aeronautica, meno ore di funzionamento per i mezzi dell'Esercito, ma anche meno giornate in poligono, meno corsi di addestramento, riduzione di tutte le attività addestrative complesse ed anche impossibilità di effettuare la regolare manutenzione dei mezzi, ordinaria e straordinaria, e di acquistare pezzi di ricambio. La macchina militare italiana - denuncia l'Icsa- si sta fermando, un pezzo alla volta''. In questo quadro, ''l'emergenza' libica, alla quale le Forze Armate hanno risposto ancora una volta in modo esemplare, mobilitando infrastrutture, personale e mezzi in tutto il Paese conferma la capacita' straordinaria di reazione del sistema, ma compromette una situazione gia' difficile e 'brucerà' risorse che non si sa se, come e quando saranno ripristinate''. ''L'unica 'oasi felice' (relativamente) è rappresentata dai reparti, dai mezzi e dal personale che prende parte alle operazioni reali all'estero. Per il resto -conclude il secondo Rapporto che la Fondazione Icsa dedica alla Difesa Nazionale- il quadro è peggiorato''. Lo studio, presentato a Roma dai generali Leonardo Tricarico e Vincenzo Camporini, suggerisce una rimodulazione degli investimenti per la Difesa ed una riduzione della consistenza complessiva delle Forze Armate: ''Ipotizziamo Forze Armate tra 150 e 165.000 effettivi, a fronte di una spesa di circa 16,5 miliardi di euro all'anno''. ''Ci sarebbe ovviamente una diminuzione di capacità e quindi di livello di ambizione nazionale -rimarca la Fondazione Icsa- ma le capacità perdute sarebbero in larga misura quelle che oggi esistono solo sulla carta, perché i soldi disponibili non sono sufficienti per far funzionare l'esistente e sono comunque almeno in parte spesi male''






