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Pirateria in aumento, arrivano i militari a bordo (leggi tutto)

giovedì 14 luglio 2011

 266 arrembaggi nei primi sei mesi 2011 contro i 196 di un anno fa


Gli atti di pirateria in mare sono in forte aumento. riferisce un rapporto del Ufficio internazionale marittimo (IMB). Nei primi sei mesi del 2011 gli arrembaggi sono stati 266 contro i 196 nel corso dello stesso periodo del 2010, sottolinea il rapporto. Protagonisti principali di queste azioni criminali in mare sono i pirati somali con il 60% degli attacchi (163 da gennaio scorso). Nelle loro mani ci sono ancora 20 imbarcazioni con 420 ostaggi; per le loro liberazioni chiedono milioni di dollari di riscatto, aggiunge il Bim. Gli specchi d'acqua più battuti dai pirati sono al largo del Corno d'Africa, del Benin, della Nigeria, dell'Indonesia, Malaysia, Singapore e nel Mar della Cina meridionale.
MILITARI A BORDO
Intanto, arriva il decreto legge sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero, che autorizza gli armatori a imbarcare soldati o guardie giurate che in caso di pericolo di vita, potranno intervenire con le armi per scongiurare un fenomeno che non accenna a diminuire.
La legge auspicata da mesi dagli armatori è finalmente arrivata grazie anche all’impegno bipartisan del Parlamento, che ha visto in prima fila i parlamentari liguri Michele Scandroglio (Pdl), Mario Tullo (Pd) e Roberta Pinotti (Pd). L’articolo 5 della legge sul rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero stabilisce infatti che "il Ministero della difesa può stipulare convenzioni per la protezione delle navi mediante l’imbarco di nuclei militari di protezione (Nmp) della Marina, che può avvalersi anche di altre Forze Armate, e del relativo armamento previsto per l’espletamento del servizio". In alternativa ai militari, sono previsti anche "servizi di vigilanza privata".
Il tutto "a richiesta e con oneri a carico degli armatori", che ringraziano il governo e il ministro La Russa. "La difesa attiva delle nostre navi - sottolinea non a caso il presidente della Confederazione Italiana Armatori, Paolo d’Amico - è diventata indispensabili per la salvaguardia dei nostri equipaggi".
LA POLEMICA
"Nel leggere il decreto sul rifinanziamento delle missioni all’estero noto che sarà anche possibile per i potenti gruppi mercantili ’prendere in fittò armi e uomini della Marina militare per contrastare la pirateria". Lo dichiara in una nota il deputato di Futuro e Libertà e medaglia d’oro al valor militare, Gianfranco Paglia, che aggiunge: "Credo di fare cosa gradita a molti nel proporre un emendamento che permetta a chi abita in posti isolati con alto tasso di criminalità di potere prendere in fitto a proprie spese una volante dei Carabinieri o un carro armato dell’Esercito per contrastare la delinquenza nella zona e magari accompagni i figli a scuola o porti il cane fuori per la passeggiata quotidiana. L’Italia è un paese serio così come le sue Forze Armate. Cerchiamo di non danneggiare ulteriormente la nostra immagine e credibilità internazionale", conclude Paglia.
La possibilità per gli armatori di ’affittarè militari italiani o contractor privati sulle navi per proteggersi dai pirati non scandalizza invece il capitano di fregata Alessio Anselmi, presidente del Cocer (Consiglio centrale di Rappresentanza) della Marina militare. "I militari - rileva - hanno come compito quello di difendere il suolo di appartenenza. Le navi sono un pezzo d’Italia che si sposta e se c’è bisogno, pubblici o privati che siano, è giusto che intervengano. Anche chi indossa la divisa bianca è un soldato a tutti gli effetti. Davanti ad una banca non ci scandalizziamo se troviamo la vigilianza. Perchè il ragionamento dovrebbe essere diverso per una nave in balia dei pirati? Se c’è un pezzo d’Italia che ha bisogno -conclude- si deve intervenire".
IL BLITZ
Sono 26 le navi - tra cui la petroliera Savina Caylin e la motonave Rosalia D’Amato - e 522 i marittimi ancora ostaggio dei pirati. . Compresi undici italiani, per i quali soltanto domenica scorsa Papa Benedetto XVI ha rivolto un appello. Catturati in due raid, a febbraio tra India e Somalia e ad aprile al largo dell’Oman, attendono da settimane una liberazione che tarda ad arrivare.
"Siamo in grado di fare un intervento armato, ma ciò avverrà solo in caso di imminente pericolo di vita delle persone sequestrate», spiega il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. "La situazione è monitorata da vicino da una nave militare italiana, da cui sarebbe possibile intervenire, ma questa - aggiunge - viene considerata solo l’ultima chance, perchè un’azione ha sempre in sè un quid di imponderabilità»".

FONTE: "LA STAMPA.IT"