
SICUREZZA - SIULP: "La Fiera dell’inutilità ovvero l’azione del Governo" (LEGGI TUTTO
La Fiera dell’inutilità ovvero l’azione del Governo
DI Felice Romano(*)
Capita a tutti, mentre si naviga nella rete, di incappare in una miriade di cose impensabili e stravaganti, che pur essendo futili e spesso anche costose, sono presentate, in modo roboante, come la panacea di tutti i mali all’ignaro visitatore che accede alle insidie della rete.
Capita, così di incrociare la cravatta munita di ventilatore, il berretto con annessi pannelli solari che alimentano luci di posizioni posteriori e faretto anteriore, oppure le scarpe refrigerate per mantenere costante la temperatura corporea. Un universo, apparentemente stravagante ed affascinante ma che, nei fatti concreti appare solo dispendioso ed inutile.
Una vera e propria fiera dell’inutilità.
Ma che, essendo una fiera, trova comunque sostenitori, tutti molto interessati a gabbare il credulone di turno, e anche qualche sporadico tifoso che, essendo anch’egli interessato a distogliere l’attenzione dalle questioni serie ed utili, alimenta questo processo inutile e dispendioso.
È un po’ quello che, da qualche anno, sta accadendo al sistema sicurezza del nostro Paese e ai politicanti di turno che, incapaci di sostenere un confronto concreto e produttivo con il sindacato nell’interesse del Paese e dei suoi cittadini, pensano di alimentare la fiera dell’inutilità anche nella sicurezza.
Ed è così che, dopo aver assestato colpi micidiali alle risorse destinate alla produzione di una sicurezza reale e corrispondente alle effettive esigenze dei cittadini con l’ascia ben affilata del Ministro Tremonti, il Governo, per distogliere l’attenzione dei cittadini dalle problematiche reali e relative al rischio di collasso del sistema sicurezza sollevato dal sindacato, propina ogni giorno cose inutili e dispendiose che, però, sono utili a gabbare i creduloni; benvenuti, siore e siori, alla fiera dell’inutilità.
Ed ecco che alla perdita di ben 11 mila poliziotti in meno di due anni (al 31.12.2009 eravamo 107.000, al 31.1.2011 ci ritroviamo in 96.000), il Governo si affanna a dichiarare che tutto è sotto controllo, che la lotta alla criminalità è migliorata e mai risultati più incoraggianti come quelli conseguiti nel suo periodo si sono registrati in passato.
Poco importa, al Governo, se le pattuglie per il controllo del territorio sono quasi dimezzate dappertutto, se le poche auto rimaste funzionanti non hanno la benzina per poter far rifornimento nelle caserme e sono costrette ad utilizzare i buoni benzina presso i distributori ordinari, spesso distanti decine di chilometri dalla sede di servizio, facendo 20 euro di rifornimento prima, poi solo 10 euro e oggi anche solo 5 euro che, rispetto alla distanza, sono appena sufficienti per rientrare in sede.
E che dire del taglio allo straordinario o alle missioni; per le emergenze a Lampedusa e quella della TAV in Val di Susa, il Ministro si è affrettato a dichiarare che sarebbero state gestite con contabilità separate e con risorse allocate appositamente per fronteggiare queste emergenze poiché, diversamente, i capitoli di spesa sarebbero stati svuotati e la polizia “arrestata”.
Inutile dirlo: la contabilità è separata ma i fondi non arrivano e bisogna pagare con quelli ordinari.
I tempi sono cupi e le finanze vacillano; ci si dice che è l’ora del sacrificio e che bisogna collaborare nell’interesse generale e per il bene del Paese.
Ma così non è per tutti!
Mentre si stringe sempre di più la “cinghia” sulle missioni, sullo straordinario, sui fondi per l’O.P., su quelli per il pagamento degli affitti degli uffici, quelli per le pulizie sono ormai latitanti tanto da meritare il primo posto nell’apposita lista dei trenta più pericolosi, mentre si taglia su tutto, insomma, gli sprechi, le duplicazioni e i fasti per alcuni non si toccano! Anzi aumentano.
Scopriamo che la scure di Tremonti, con la sua solita solerzia e implacabilità si abbatte anche e finalmente sullo scandalo delle auto blu dedicandogli un apposito articolo (art.2) che, malgrado tutti i sacrifici richiesti ai soliti dipendenti e ai pensionati, continua imperterrito a costare oltre 21 miliardi di euro l’anno per garantire, nella stragrande maggioranza dei casi, solo uno status symbol e non un’esigenza reale di sicurezza o di protezione.
Ma questa volta, come in tutte le fiere dell’inutilità la mannaia non taglia in modo immediato e concreto; stabilisce solo che le prossime auto blu che verranno acquistate, senza nulla dire sulla necessità di diminuirne il numero, non potranno essere superiore ai 1600 cc.
E, udite udite, conoscendo bene la platea a cui si rivolge, lo zelante Ministro dell’economia, ammicca ai furbi che vedono in questo provvedimento l’occasione per cambiare la propria auto blu con l’ultimo modello prodotto dal mercato automobilistico. Che non fa mancare nulla sulle avveniristiche qualità e sugli innovativi comfort nelle ultime prodotte, che certo non fanno rimpiangere la cilindrata superiore di quella vecchia anche perché, si sa, con il traffico che c’è, anche per le auto blu è diventato difficile sfrecciare ad alta velocità.
Ecco perché meglio i nuovi comfort che la grossa cilindrata. Per questo ha dovuto specificare che, quelle attualmente in servizio, non possono essere sostituite sino alla loro rottamazione o dismissione. Perché il rischio, DICIAMOLO (come direbbe un vecchio e simpatico amico ministro che però è sempre molto attento a non valorizzare la polizia!!) era quello che un provvedimento nato per tagliare, avrebbe, in realtà e grazie all’astuzia degli usufruitori delle auto blu, comportato una maggiore spesa per lo Stato!
E per ultimo, proprio per non dare l’impressione che non si voleva modificare nulla, ha specificato che su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’Innovazione, sarà disposto un decreto che fisserà modalità e limiti di utilizzo delle auto blu.
Vedremo, seguendo con molta attenzione, se lo zelante Ministro Brunetta, che non ha elemosinato alcuna energia per colpire i diritti dei dipendenti pubblici sino ad apostrofarli come “panzoni e cogli….”, sarà altrettanto zelante e immediato anche con i suoi colleghi e l’intera casta politica sperando, questo lo auspichiamo noi, che eviti almeno di apostrofarli come ha fatto con noi.
Nel frattempo, campa cavallo che l’erba cresce!
Un risultato positivo però c’è: l’election day. La norma che obbliga ad effettuare le elezioni politiche, amministrative e, quando ci sono quelle referendarie tutte nella stessa giornata. Un risparmio che si aggira sui 500 milioni di euro che, di questi tempi quando si taglia sulla salute, sulla scuola e sulla sicurezza sicuramente non è poca cosa.
Ma questa assurda fiera dell’inutilità pare non avere argini nella sicurezza e nel Dipartimento della P.S.; infatti se accedete al piano terra del Viminale, lato destro, dopo una prima rassicurazione data dal desolante paesaggio (cumuli di carta, ragnatele che confermano che le pulizie sono ormai troppo latitanti etc.), peraltro comune e assai più grave in tutti gli altri uffici di polizia, potreste essere assaliti dalla sindrome di dissociazione spazio-temporale. Perché ad un certo punto vi troverete di fronte ad un ingresso che appare come l’oasi nel deserto per il viandante in preda ai miraggi; ma non è un miraggio, trattasi di una realtà. Potrete mirare, e vi assicuro non è un miraggio, una biblioteca stratosferica, con tanto di sfarzo in ogni suo particolare: dai ricami disegnati con marmi intarsiati, agli scaffali di legno pregiato che ospitano i libri, il tutto condito, quasi fosse la migliore opera del più grande chef esistente al mondo quando “crea” una delle sue pietanze migliori, da un sistema multimediale per la ricerca e la consultazione dei testi. E qui, per un attimo ma vi assicuro solo per un attimo, potreste avere il dubbio di trovarvi in un altro mondo, un altro universo. Ma è una sensazione che dura solo un attimo; giacché, come in tutti i miraggi di desertica memoria la vostra attenzione sarà richiamata dalle facce sbilenche dei colleghi che, attoniti ed increduli commentano: “ma come proprio ieri ho versato gli ultimi dieci euro per comprare la carta per fotocopie e quella igienica per il bagno perché hanno detto che non ci sono i soldi e oggi, quasi per incanto, aprono questa oasi che non solo stride con tutto il resto, ma è anche incomprensibile in un momento in cui i poliziotti devono alimentare i fondi per la cancelleria e per la toilette”.
Storie di ordinaria follia di un palazzo che, si sa, difficilmente riesce a rinunciare ai propri sfarzi e ai propri vizi anche quando grida aiuto e attiva le collette per il suo funzionamento.
E alle denunce del sindacato sul perseverare degli sprechi e delle duplicazioni inutili, il Ministro e il Dipartimento si affannano a dire che ora basta, che ormai faranno fronte comune e che non consentiranno più alcun taglio. Anzi, il Ministro ha già scritto una lettera “tosta” al premier per chiedere un miliardo di euro nell’immediato, pena la chiusura del sistema sicurezza. Chissà se qualcuno la leggerà mai.
Un altro caso di sindrome dissociativa spazio temporale, dico io.
Giacché a questa ennesima promessa, preceduta da un solenne impegno a non predisporre alcun bilancio secondo le necessarie esigenze e a prescindere dal finanziamento storico, come prescrive l’ultima manovra economica di Tremonti, temo seguirà l’ennesimo colpo di scure che taglierà ulteriormente i capitoli di finanziamento del sistema sicurezza costringendo i Questori, come già accade ora per le squadre nautiche o per i reparti a cavallo, ad elemosinare convenzioni con questo o quell’ente al fine di avere i soldi per il carburante per le barche, perché diversamente non potrebbero vigilare le coste, ovvero per ospitare e sfamare i cavalli che, in caso contrario sarebbero multati non perché calpestano le aiuole ma perché, mangiandole le avrebbero completamente distrutte.
Inutile, almeno per il momento, è stato il nostro sforzo nel ricordare ai solerti burocrati del Dipartimento e del Ministro che negano l’evidenza che, se non predispongono il bilancio, superando si la spesa storica ma in eccesso in modo da comprendere quel miliardo che manca, l’unico risultato che si intravede all’orizzonte è quello di incappare nella scure di Tremonti già attivata con lo spending review.
Un meccanismo introdotto con l’ultima manovra e che serve ad azzerare il finanziamento storico di tutte le pubbliche amministrazioni, sicurezza compresa, il quale prevede la decurtazione del 30% delle risorse assegnate l’anno precedente qualora la stessa amministrazione non abbia presentato un piano sul proprio fabbisogno.
Speriamo non ci sia un'altra sindrome di dissociazione spazio temporale e che, almeno questa volta il Ministro stia con i piedi per terra e faccia l’interesse della polizia, della sicurezza del Paese e dei poliziotti in modo da evitarci di richiamarlo alle sue responsabilità, e agli atti conseguenti (rinuncia dell’incarico) per l’ennesimo fallimento.
E proprio su questa ultima questione, avendo accolto la sfida che pubblicamente ha lanciato al sindacato in occasione del suo discorso alla festa della polizia, siamo stati chiari e lapidari con il responsabile del Viminale.
Ad esso abbiamo detto che in un momento in cui la necessità è quella di razionalizzare per poter sopravvivere, è doveroso, per chi ha la massima responsabilità istituzionale del settore della sicurezza, superare interessi di bottega, di partito e la resistenza della più deleteria burocrazia fine solo a se stessa oltre che quella dei singoli apparati, per affrontare e risolvere l’annosa questione degli sprechi, delle duplicazioni e delle inutilità in modo da reperire risorse da reinvestire sul nuovo modello e sul personale che lo dovrà attuare che, così facendo, risulterà razionalizzato, efficiente e motivato.
Questo in sostanza, per il SIULP rappresenta la sfida che il Ministro ha lanciato al sindacato quando ha detto che voleva integrare la legge 121 secondo le nuove esigenze federaliste ed europeiste che il legislatore del 1981, pur avendo varato una straordinaria e ancora attuale riforma della sicurezza pubblica sicuramente non poteva prevedere.
Una grande sfida ma anche una grandissima opportunità che si sposa anche con l’ormai inevitabile denuncia delle stesse Autorità provinciali di P.S., politiche e tecniche, come accaduto a Padova, dove pubblicamente denunciano l’esigenza di chiudere almeno il 40% delle stazioni dei Carabinieri che ormai, causa gli insopportabili tagli, sono solo fine a se stesse senza alcuna utilità per la comunità.
Uno spirito, che ci ha entusiasmato, che abbiamo colto anche nel decreto dello stesso Ministro laddove prevede la costituzione di “un Comitato redazionale, che avrà cura di redigere il documento finale contenente gli esiti dell’attività della Commissione e le proposte di modifica normativa.”
Un entusiasmo smorzato dal primo incontro con il Dipartimento quando, diversamente da quanto previsto nel decreto e da quanto pubblicamente preannunciato dal Ministro, ci è stato riferito che “l’intenzione del Ministro, in linea con quanto accade in Europa, è quella non di predisporre le opportune modifiche normative per l’integrazione alla legge 121 ma solo quella di predisporre un libro bianco dal quale risulti la situazione attuale (come se il Ministro non la conoscesse!?) e la posizione di tutti i soggetti che verranno auditi in merito; niente di più niente di meno”.
Per questo, con i colleghi del cartello sindacale abbiamo immediatamente scritto, in linguaggio burocratese quello che, nel nostro gergo poliziesco si può riassumere nel seguente modo: “Caro Ministro quando un personaggio promette di voler dare una cosa, che è quella che serve a chi ascolta e alle persone per le quali chi ascolta lavora, e poi invece ne rifila un’altra, in poliziesco si di ce che quel personaggio è un “pataccaro”.
Poiché sappiamo che il Ministro è un uomo concreto, di poche parole e con le idee molto chiare in fatto di sicurezza e sulla necessità di fare un riordino delle carriere e del sistema, ma avendo preso atto che il Dipartimento ha affermato che le sue intenzioni, diversamente da quelle preannunciate, si sono ridotte alla stesura di un libro bianco sulla sicurezza, vorremmo avere la certezza di non dover ascrivere anche il responsabile del Viminale in quella categoria che in poliziesco viene definita, per brevità ma in modo efficace, dei “pataccari”.
Anche perché signor Ministro, così conclude in pratica la nota, se il suo obiettivo è veramente solo quello di produrre un libro bianco, sappia che, essendo la temperatura già molto alta per il malcontento trasversale e universale tra tutti i poliziotti, il libro bianco, così come tutte le velleità di chi pensa di truffare i poliziotti nel pieno rispetto della migliore fiera dell’inutilità, brucerà senza alcuna possibilità sotto il solleone di agosto.”
Oggi ribadiamo al Ministro, perché le posizioni siano chiare a tutti, pataccari compresi, che, come diceva il nostro personaggio Catarella, terribile è l’ira del mite, soprattutto quando lo si vuol truffare.
Sono certo che se il Ministro si impegna, ce la può fare: diversamente saremo costretti a bocciarlo.
(*) Segr. Gen. Siulp






