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LA MANOVRA FINANZIARIA IN COMMISSIONE DIFESA SENATO (leggi tutto)

mercoledì 21 dicembre 2011

 Riportiamo il resoconto del dibattito in Commissione Difesa sulla manovra finanziaria del governo Monti,

TESTO:

(ATTO 3066) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici, approvato dalla Camera dei deputati

Il relatore DE GREGORIO (PdL) osserva innanzitutto che il decreto all’esame della Commissione si inserisce nel quadro dell'urgente necessità, da parte del Paese e delle sue autorità istituzionali, di rispondere con misure credibili ad una crisi economico-finanziaria senza precedenti e di certo non legata unicamente alle criticità dell’economia nazionale.

Già il precedente governo aveva peraltro operato con determinazione sulla stabilizzazione dei conti pubblici, avviando anche la riforma della Pubblica amministrazione allo scopo di migliorarne l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese attraverso l'uso di indicatori di performance, sopratutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione. L’attuale provvedimento si inserisce quindi in una seconda fase del processo di riforma, tanto più delicata quanto gravida di sacrifici.

Per ciò che riguarda specificatamente il comparto Difesa e sicurezza, sottolinea innanzitutto quanto disposto dall'articolo 24, recante disposizioni in materia di trattamenti pensionistici. Le disposizioni in esso contenute sono infatti finalizzate a rafforzare la sostenibilità di lungo periodo del sistema pensionistico nel rispetto dei principi di equità e convergenza intragenerazionale e intergenerazionale, di flessibilità nell'accesso ai trattamenti pensionistici attraverso incentivi alla prosecuzione del servizio attivo e di adeguamento dei requisiti di accesso alle variazioni della speranza di vita.

In particolare, al comma 18 è prevista l'emanazione di un regolamento, da adottare entro il 30 giugno 2012 su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, allo scopo di assicurare un processo di incremento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento anche ai regimi pensionistici e alle gestioni pensionistiche per cui siano previsti requisiti diversi da quelli vigenti nell'assicurazione generale obbligatoria, tra i quali figurano quello relativo al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare e ad ordinamento civile, di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e quello inerente al personale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, di cui alla legge 27 dicembre 1941, n. 1570, inclusi i rispettivi dirigenti, e sotto tale aspetto la manovra sembra riconoscere una certa specificità del comparto.

Al riguardo, l’oratore precisa che non possono comunque sottacersi le peculiarità dei compiti assolti, nonché gli obblighi e le limitazioni personali previsti da leggi e regolamenti, che caratterizzano il personale del comparto difesa-sicurezza e soccorso pubblico. Pertanto, nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, con cui viene riconosciuta la specificità del ruolo delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco ai fini, fra l'altro, della tutela economica, pensionistica e previdenziale, si renderebbe necessario introdurre delle modifiche, conferendo nei fatti sostanziale attuazione al disposto legislativo che conferisce alla rappresentanza militare centrale (COCER) una potestà negoziale nella materia in argomento, facendola partecipare alla riscrittura delle norme previdenziali, e facendo sì che l'emanazione del previsto regolamento recante le misure di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico debba avvenire nel rispetto delle procedure previste dall'articolo 2 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195 (per disciplinare i contenuti del rapporto di impiego del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate), nonché dall'articolo 83 del decreto legislativo 13 ottobre 2005 (in merito al procedimento negoziale del personale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco), al fine di tenere debitamente conto delle obiettive peculiarità ed esigenze dei settori di attività nonché dei rispettivi ordinamenti. In tale specifica sede, inoltre, al fine di rimuovere le asimmetrie esistenti tra le Forze di polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Corpo della Polizia penitenziaria e Corpo forestale dello Stato), da un lato, e le Forze di polizia ad ordinamento militare (Arma dei carabinieri e Corpo della Guardia di finanza) nonché le Forze armate (Esercito, Marina, incluse le Capitanerie di porto, e Aeronautica), dall'altro, si renderebbe necessario conferire ai rappresentanti del Consiglio centrale di rappresentanza la medesima potestà contrattuale già riconosciuta dalle disposizioni vigenti ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative sul piano nazionale del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile. In alternativa, laddove risultasse difficile rafforzare il ruolo delle suddette rappresentanze nella concertazione prevista dal decreto, l'emanazione del previsto regolamento recante le misure di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico dovrebbe svilupparsi di concerto anche con i Ministri competenti per le Forze armate, le Forze di polizia e il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, ovvero con i Ministri dell'interno, della difesa, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, della giustizia e delle politiche agricole alimentari e forestali.

Il relatore procede nella sua illustrazione passando ad illustrare il dettato dell'articolo 30, recante disposizioni sulla "riduzione del debito pubblico". Ai fini della proroga fino al 31 dicembre 2012 della partecipazione italiana a missioni internazionali, la dotazione del fondo di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, risulta infatti incrementata di 1.400 milioni di euro per l'anno 2012, rispetto ai 700 milioni di euro della normativa previgente.

Quanto all'annosa questione della dismissione degli immobili della Difesa, osserva che l'articolo 27 del decreto struttura, in generale, le modalità di valorizzazione dei beni pubblici attraverso l'azione dell' Agenzia del demanio. Un processo complesso, strutturato d'intesa con gli enti locali, che quanto agli immobili in uso al Ministero della difesa prevede la concertazione fra il Ministro competente, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente della Provincia, gli organi di governo dei comuni per provvedere all'individuazione delle ipotesi di destinazioni d'uso da attribuire agli immobili stessi, in coerenza con quanto previsto dagli strumenti territoriali ed urbanistici. Qualora questi stessi strumenti debbano essere oggetto di riconformazione, il Presidente della Giunta regionale o il Presidente della Provincia promuovono un accordo di programma ai sensi dell'articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, anche ai sensi della relativa legislazione regionale applicabile. Per garantire la conservazione, il recupero e il riutilizzo degli immobili non necessari in via temporanea alle finalità di difesa dello Stato, è consentito anche l'utilizzo dello strumento della concessione di valorizzazione.

Si apre la discussione generale.

 

Il senatore PEGORER (PD) pone innanzitutto in risalto l'approccio positivo tenuto dalla sua parte politica nell'esame del provvedimento in prima lettura, che ha dato luogo ad importanti modificazioni sia per quanto attiene alle misure di equità che a quelle concernenti il lavoro.

Per quanto attiene, in particolare, alle problematiche della Difesa, osserva quindi che il comparto ha dovuto far fronte alla necessità di assicurare i livelli di ambizione assegnatigli con una politica di bilancio fortemente restrittiva. Ciò rende opportuno attuare, tramite le opportune procedure, una revisione dell'attuale modello di Difesa, come rilevato, peraltro, anche dal ministro Di Paola nella sua recente audizione. Tale revisione dovrebbe essere effettuata analizzando tutte le fonti di spesa, e presuppone un approccio responsabile nell'utilizzo delle risorse pubbliche.

L'oratore prosegue il suo ragionamento ponendo positivamente l'accento sul rifinanziamento, previsto nella manovra, del fondo per la partecipazione del Paese alle operazioni internazionali di pace, che dovrebbe coprire da subito l'intero 2012, auspicando che, come da recente normativa, il Governo presenti al Parlamento una relazione analitica al riguardo, contenente anche le rimodulazioni dell'impegno in alcune aree. Parimenti importante risulta, sempre avendo riguardo al testo del decreto-legge, anche il riconoscimento della specificità della condizione militare, ancorché, per quanto attiene alla materia previdenziale, sarebbe opportuno prevedere la partecipazione attiva del ministero della Difesa e delle rappresentanze militari al tavolo di concertazione.

Conclude auspicando che l'Esecutivo affronti con decisione anche il riassetto complessivo della disciplina relativa al trattamento economico del personale appartenente al comparto tale da sanare definitivamente le sperequazioni esistenti, e ponendo altresì positivamente l'accento sulla disciplina delle dismissioni del patrimonio immobiliare della Difesa, che finalmente vede riconosciuto al ministero un ruolo centrale.

 

Ad avviso del senatore CAFORIO (IdV) il decreto-legge all'esame della Commissione appare drammaticamente insufficiente, in quanto contiene misure inflattive ovvero di natura recessiva (come gli incrementi delle accise e dell'imposta sul valore aggiunto e l'aumento della pressione fiscale), non compensate da efficaci disposizioni che favoriscano la crescita. A fronte di ciò, peraltro, appare assai discutibile non operare dei tagli sull'acquisizione dei nuovi sistemi d'arma, che sembra invece rimanere invariata.

Nel prendere comunque atto del rifinanziamento operato a favore delle missioni internazionali, conclude esprimendo, a nome della propria parte politica, un avviso decisamente contrario al provvedimento.

 

Il senatore TORRI (LNP) osserva che l'impianto normativo del decreto-legge si espone a forti e penetranti rilievi critici, anche e soprattutto per quanto attiene alle problematiche del comparto Difesa. La revisione delle pensioni, volta a posticipare l'abbandono del servizio, mal si concilia, infatti, con la necessità di ridurre il personale, che rimane invece fortemente ed ingiustamente penalizzato dalla mancata possibilità di poter chiedere -al pari di quello impiegato presso altre amministrazioni pubbliche- l'anticipo del trattamento di fine rapporto.

Per quanto attiene alla dismissione del patrimonio immobiliare della Difesa, sottolinea quindi l'atteggiamento contraddittorio tenuto dalle forze politiche di centro-sinistra, che si opposero a suo tempo all'istituzione ed all'operatività della società Difesa Servizi S.p.A. (che avrebbe potuto giocare un ruolo di primo piano nel reperimento di importanti risorse economiche), mentre, in relazione al finanziamento delle missioni internazionali, pone l'accento sulla necessità di considerare un eventuale ridimensionamento dell'impegno internazionale del Paese, soprattutto con riferimento alle operazioni che non rivestono un carattere prioritario. Sotto tale, ultimo aspetto, peraltro, sarebbe opportuno che l'Esecutivo renda, entro la fine del mese, la dovuta informativa al Parlamento. Rilievi critici suscita, infine, il mancato coinvolgimento dei rappresentanti del comparto nelle consultazioni effettuate dal Governo con le parti sociali prima del varo del decreto-legge.

Conclude esprimendo un avviso fortemente contrario sul provvedimento in titolo, potenzialmente in grado di generare profonde insoddisfazioni nel personale e che non opera gli opportuni tagli ad acquisizioni di sistemi d'arma che, stante l'attuale congiuntura, rischiano di apparire ridondanti.

 

Il senatore DEL VECCHIO (PD) pone l'accento sulla necessità di affrontare con senso di responsabilità la grave situazione in cui versa il Paese, ed al quale la manovra economica cerca, pur imponendo grandi sacrifici, di far fronte.

Per quanto attiene ai profili di competenza della Difesa, pone positivamente l'accento sull'esclusione del personale del comparto dalle misure sull'equo indennizzo, sulla dismissione del patrimonio immobiliare della Difesa e sull'aumento del finanziamento al fondo per la partecipazione alle missioni internazionali. In relazione, quindi, alle misure in materia di pensioni condivide i rilievi formulati dal relatore in ordine ad un maggiore coinvolgimento del ministero della Difesa e delle rappresentanze militari.

Conclude sottolineando la necessità di una revisione organica dello strumento militare, connotata da un proficuo confronto tra Governo, Parlamento e gli organi di rappresentanza del personale.

 

La senatrice NEGRI (PD) pone innanziutto l'accento sulle tematiche relative ai controlli fiscali, alle imposte sui beni immobili ed i patrimoni ed all'introduzione del sistema pensionistico contributivo sulla base di un criterio pro rata.

Per quanto attiene, quindi, alle questioni pensionistiche e salariali, auspica che la Commissione possa affrontare nel merito e con la dovuta attenzione le delicate problematiche ad esse sottese senza ridursi, nei fatti, ad un ruolo parasindacale.

Con riferimento, quindi, alle dismissioni immobiliari della Difesa, pone l'accento sulle problematiche, sottolineate peraltro anche dallo stesso ministro nel corso della sua audizione, derivanti dall'atteggiamento di alcune controparti politiche, osservando che sarebbe quanto mai opportuna un'approfondita istruttoria per valutare l'effettiva efficacia delle procedure proposte nel decreto-legge.

 

Il senatore AMATO (PdL) sottolinea la particolare drammaticità della situazione economica del Paese, che ha dato luogo alla nascita dell'attuale Esecutivo ed ha spinto forze politiche tradizionalmente antagoniste a cercare una posizione comune onde garantire una solida maggioranza parlamentare. Le debolezze strutturali del Paese, peraltro, hanno radici antiche, e coinvolgono la responsabilità di più governi, sostenuti da maggioranze sia di centro-destra che di centro-sinistra. In tale, delicato contesto, è quindi da salutare positivamente l'incremento del fondo per le missioni di pace.

L'oratore pone inoltre l'accento sia su quanto osservato dalla senatrice Negri a proposito delle dismissioni immobiliari (in ordine a cui sarebbero opportuni dei chiarimenti), sia sui rilievi espressi dal relatore in ordine alla specificità della condizione militare ed al confronto in materia previdenziale.

 

Il senatore RAMPONI (PdL) osserva innanzitutto che il decreto-legge sembra tener conto dei sacrifici già imposti al comparto dai precedenti provvedimenti. Peraltro, il comparto è stato interessato, nel corso degli anni, da una ristrutturazione e da una riorganizzazione che non ha riscontri in nessun'altra amministrazione dello Stato, con pesanti interventi sia in relazione agli emolumenti che al funzionamento.

L'oratore si pronuncia quindi positivamente sia sulle considerazioni svolte dal relatore in ordine ad un maggiore coinvolgimento delle rappresentanze militari in materia pensionistica, sia sulle misure relative all'equo indennizzo, sia, ancora, sullo stanziamento previsto per la partecipazione del Paese alle operazioni internazionali (osservando tuttavia che anche sotto il passato Esecutivo le risorse necessarie erano sempre state garantite).

Per quanto attiene, quindi, alle problematiche attinenti al patrimonio immobiliare della Difesa, pone l'accento sulla necessità di trovare una definitiva soluzione in relazione all'occupazione degli alloggi da parte di utenti sine titulo, sino ad ora ingiustamente legittimata da interventi legislativi che hanno di fatto bloccato gli interventi volti al recupero dell'immobile alla disponibilità dell'Amministrazione.

Conclude auspicando che la necessaria revisione del modello di Difesa, resa necessaria dalla ridotta disponibilità di risorse, preservi l'efficienza e l'operatività del comparto. Esso, infatti, rappresenta ad oggi un imprescindibile strumento di politica estera in grado di competere ad armi pari con i principali partners internazionali, dando lustro al Paese su scala mondiale.

 

Nel condividere quanto da ultimo osservato dal senatore Ramponi, e nel constatare l'assenza di ulteriori iscritti a parlare, il presidente CANTONI dichiara chiusa la discussione generale.

 

Replica agli intervenuti il relatore DE GREGORIO (PdL), proponendo alla Commissione uno schema di parere favorevole con osservazioni (pubblicato in allegato).

 

Il senatore SCANU (PD) propone al relatore di recepire, nella propria proposta di parere, un'osservazione volta a sottolineare l'opportunità di rimuovere le asimmetrie tra le Forze di polizia ad ordinamento civile e le Forze armate e di polizia ad ordinamento militare, conferendo ai rappresentanti del Consiglio centrale della rappresentanza militare la medesima potestà contrattuale già riconosciuta dalla legislazione vigente a quelli delle organizzazioni sindacali rappresentative del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile.

 

Il presidente CANTONI si pone problematicamente, in assenza di un’approfondita istruttoria, in ordine all'equiparazione tra le rappresentanze delle Forze di polizia ad ordinamento civile e quelle delle Forze armate e di polizia ad ordinamento militare.

 

Replica quindi il sottosegretario MAGRI, ponendo l'accento su alcune problematiche connesse agli aspetti del decreto-legge che interessano la competenza della Commissione. In particolare, con riferimento all'articolo 24 sottolinea la necessità di considerare anche la rivisitazione dell'entità numerica dei reparti, al fine di considerare, altresì, alcune situazioni peculiari. In relazione, quindi, alla dismissione immobiliare, osserva che sui tempi e sui modi di realizzazione saranno necessarie le opportune concertazioni, e che sarà necessario destinare buona parte dei proventi alle spese per il comparto.

Dopo aver rimarcato la necessità di raggiungere un'adeguata soluzione alla problematica rappresentata dagli utenti sine titulo degli alloggi militari (che, senza assumere connotati draconiani, appresti la dovuta tutela anche e soprattutto agli aventi diritto all'utilizzo dell'unità abitativa), conclude osservando, con riferimento alla proposta del senatore Scanu volta ad integrare il parere del relatore, che la stessa potrebbe meglio essere presa in considerazione nell'ambito di una autonoma iniziativa legislativa.

 

Si procede, quindi, alle dichiarazioni di voto.

 

Il senatore SCANU (PD) replica innanzitutto a quanto affermato dal senatore Torri in sede di discussione generale, ribadendo l'atteggiamento di grande responsabilità assunto dal Gruppo del Partito Democratico nell'attuale e delicato frangente.

Insiste quindi sulla necessità di procedere quanto prima ad una razionalizzazione strutturale del comparto, in ordine alla quale interessanti spunti potrebbero essere offerti dalla ripresa dell'esame dei provvedimenti sulla riforma della rappresentanza militare e dalla calendarizzazione del disegno di legge n. 2924 (presentato dalla sua parte politica, assegnato alla Commissione e recante l'istituzione di una Commissione parlamentare per l'elaborazione di un Libro bianco sulla difesa e sicurezza nazionale). L'avvio dell'esame di tale ultimo provvedimento, in particolare, permetterebbe l'avvio di un proficuo confronto tra Parlamento ed Esecutivo sulla riforma del modello di Difesa.

Conclude preannunciando il voto favorevole della sua parte politica allo schema di parere proposto dal relatore, anche in presenza del mancato recepimento delle osservazioni precedentemente formulate.

 

Con riferimento ai contenuti del disegno di legge n.2924 e all'introduzione di un nuovo modello di difesa, il sottosegretario MAGRI invita la Commissione a valutare l'opportunità di attendere anche la predisposizione di specifiche proposte da parte del Ministro della difesa. Ciò al fine di valorizzare ulteriormente il confronto tra Parlamento e Governo sul punto.

 

Replica il senatore SCANU (PD), osservando che quanto rappresentato dal sottosegretario sembrerebbe ledere le prerogative dell'organo legislativo, vincolandone l'attività alla presentazione, da parte del Governo, di specifiche proposte sulle tematica in questione.

 

Interviene quindi il senatore TORRI (LNP), stigmatizzando l'atteggiamento tenuto dal senatore Scanu. Le problematiche da questi evocate, infatti, non appaiono attinenti ad una dichiarazione di voto e l'opportunità di iscrivere o meno un disegno di legge all'ordine del giorno potrebbe essere meglio approfondita in sede di Ufficio di Presidenza.

 

Ha luogo quindi un acceso dibattito nel quale intervengono i senatori GASBARRI (PD), SCANU (PD) e lo stesso senatore TORRI (LNP).

 

Il sottosegretario MAGRI interviene brevemente rassicurando il senatore Scanu che il dicastero agirà sempre nel pieno rispetto delle prerogative del Parlamento.

 

Interviene quindi il senatore CAFORIO (IdV), preannunciando il voto contrario del suo Gruppo sullo schema di parere predisposto dal relatore.

 

Il voto contrario, a nome del Gruppo di appartenenza, viene ribadito anche dal senatore TORRI (LNP), sulla base delle criticità evidenziate nel corso del suo intervento in discussione generale.

 

Il senatore AMATO (PdL) preannuncia invece, a nome della propria parte politica, il voto favorevole.

 

Poiché nessun altro chiede di intervenire, il presidente CANTONI, previa verifica del numero legale, pone infine ai voti lo schema di parere favorevole con osservazioni predisposto dal relatore De Gregorio, che risulta approvato dalla Commissione.

 

La seduta termina alle ore 12,45.

 

 


 

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

SUL DISEGNO DI LEGGE N. 3066

 

 

La Commissione difesa,

 

esaminato, per le parti di competenza, il provvedimento in titolo,

 

esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

 

- al comma 18 dell'articolo 24 si valuti l'esigenza di prevedere anche il concerto del Ministro della difesa in sede di adozione del regolamento ivi previsto;

 

- all'articolo 27, comma 2, capoverso 3-ter, comma 13, sia valutata l'opportunità di precisare le quote di compartecipazione del Ministero della difesa ai proventi derivanti dall'attuazione dei meccanismi di concessione/locazione dei beni di cui al medesimo comma.