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RETE DISARMO RISPONDE A DI PAOLA

mercoledì 21 dicembre 2011


“Non stupisce la difesa d’ufficio da parte del Ministro-Ammiraglio
Giampaolo Di Paola della partecipazione italiana al programma F-35,
non pensavamo però fosse capace di affermare che non è uno spreco
soprattutto dopo le recenti notizie provenienti dal Pentagono”. Questo
il commento della Rete Italiana per il Disarmo alle recenti
dichiarazioni (anche televisive) del Ministro, alla luce del recente
rapporto (dal titolo “F-35 Joint Strike Fighter Concurrency Quick Look
Review”) elaborato da alti ufficiali del Dipartimento della Difesa USA
che rivela impietosamente la mole di guai del programma. Tra le
questioni maggiormente problematiche c’è il nuovo casco avveniristico
che non funziona come dovrebbe, oppure il meccanismo di aggancio di
coda che ha fallito tutti e otto i test di atterraggio. Secondo alcune
discrezioni sembra ci siano state 725 ‘richieste di modifica’ in
attesa di essere evase, nel solo mese di ottobre 2011. Come è evidente
tutte queste modifiche comportano un ulteriore rallentamento dei tempi
e di conseguenza un ulteriore levitare dei costi. Questi problemi poi
pongono serie domande sulle reali capacità finali di questo aereo di
quinta generazione.

“E' preoccupante l'elevato rischio che Lockheed Martin, azienda madre
del progetto, ha deciso di assumersi. Il ritardo dello sviluppo ha
portato ad una eccessiva sovrapposizione della produzione con la
sperimentazione, ciò sta a significare che la produzione avviene
mentre sono stati effettuati test di volo in una percentuale molto
bassa – sottolinea Rossana De Simone, analista militare per la
redazione di Peacelink - E' impensabile ed irresponsabile che la
produzione avvenga quando il livello di preparazione tecnologica o
maturità si mostra del tutto inadeguato, mancando il completamento di
tutti i test necessari (prove a terra, a fatica, in volo)”.

Criticità che si sommano a quelle del recente rapporto del GAO
(Government Acconuntability Office) del congresso USA che denuncia
l’aumento dei costi, i ritardi nella produzione, lo scarso numero dei
collaudi e i molti flop dei pezzi collaudati. Posizioni non di
pacifisti, ma del Pentagono e del GAO che si riverberano in analisi
approfondite anche di altri uffici di analisi ufficiali come il
Parliamentary Budget Officer del Parlamento canadese. Mentre invece in
Italia nessuna indagine seria e nessun dato concreto sul Joint Strike
Fighter viene elaborato da agenzie ufficiali e proposto alla
discussione parlamentare e dell'opinione pubblica.
“E' sconcertante che in Italia il Ministero della Difesa pretenda di
decidere univocamente del ruolo strategico di un progetto militare e
industriale dai costi esorbitanti, senza avere intrapreso un dibattito
pubblico trasparente e informato – commenta Francesco Vignarca
coordinatore di Rete Disarmo – e ciò è da sempre una delle principali
preoccupazioni della nostra campagna nata nel 2009
(www.disarmo.org/nof35 )”.

Secondo il Ministro-Ammiraglio Di Paola, questo progetto non è uno
spreco perché permetterà all’industria italiana di fare investimenti
importanti e quindi di crescere. Peccato che gli investimenti
innanzitutto li faccia lo Stato, come nel caso della FACO di Cameri,
dove verrà costruita da Alenia un’ala e assemblato l’F-35 destinato ad
alcuni Paesi europei. Washington non è disposta a cedere il know-how
del velivolo ed ha basato la partecipazione al progetto sul principio
competitivo ‘best value’, cioè senza prevedere ritorni industriali
garantiti. Tutti problemi pienamente confermati anche dai cablo
rivelati da Wikileaks sulla questione. D’altronde suona strana una
crescita industriale dettata dalla costruzione di un solo pezzo...

Dei 10.000 posti di lavoro annunciati dal Governo, sembrano rimanere
nella realtà poche centinaia che in realtà non saranno nuovi, ma
ricollocazioni di lavoratori che perderanno il posto a causa dei tagli
dell’Eurofighter entrato in concorrenza con l’F35 (solo a parole siamo
tutti europeisti...)


Un altro motivo secondo il quale l’F35 non è uno spreco per il
Ministro-Ammiraglio Di Paola è quello di consentire all’Italia di
avere capacità di primo livello nel settore aereo; il problema è che
siamo parlando non di un intercettore, ma di un cacciabombardiere.
“Forse vale la pena ricordare al Ministro – sottolinea Massimo
Paolicelli presidente dell'Associazione Obiettori Nonviolenti - che
abbiamo una Costituzione che all’articolo 11 vieta espressamente di
fare la guerra e per garantire la partecipazione agli impegni
internazionali nessuno ci obbliga ad avere armi di primo livello e un
numero così spropositato di aerei. Specialmente quando contestualmente
si chiedono agli italiani forti sacrifici come quelli contenuti nella
manovra del Governo cui appartiene Di Paola”.

A tutto questo bisogna aggiungere che per i sistemi aeronautici i
costi maggiori sono quelli di uso e gestione dei velivoli (da due a
tre volte maggiori della semplice fattura di acquisto).
Per questo ribadiamo la nostra richiesta che non si firmi il contratto
di acquisto dei 131 cacciabombardieri F-35 e si possano destinare le
ingenti risorse così risparmiati ad interventi sociali e di sostegno
al mondo del lavoro così colpito dalla attuale crisi economica.

 

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