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Patroni Griffi: "Riorganizzazione degli uffici pubblici e centrali uniche d’acquisto" (leggi tutto)

giovedì 29 dicembre 2011

Patroni Griffi: «Meno controlli sulle aziende addio certificati per i cittadini»




di Diodato Pirone
ROMA - «La fase due? Sarà la ristrutturazione dello Stato. Un’operazione in profondità, da condurre con criteri manageriali, simili a quella di una grande azienda. L’idea di fondo del governo è quella di fare in modo che la pubblica amministrazione non sia più la palla al piede dell’Italia ma che ne diventi un volano della competitività. Velleitarismi? Vedremo. Intanto il 2012 sarà un anno dedicato alla qualità dell’amministrazione. Il che si tradurrà in un insieme di misure - non solo tagli ma anche investimenti - destinati soprattutto a migliorare l’organizzazione degli uffici, a favore degli italiani e di chi dentro quegli uffici ci lavora». E’ un fiume in piena Filippo Patroni Griffi nella sua prima intervista da ministro della Pubblica Amministrazione.

Scusi, ministro, ma non teme l’effetto annuncio? Quanti prima di lei hanno promesso rivoluzioni con risultati quantomeno altalenanti?
«Non desidero vendere illusioni né promettere rivoluzioni irrealizzabili, ma non voglio neanche arrendermi senza aver combattuto. Poiché questa ristrutturazione ce la impongono i fatti, la vera sfida sta nel farla bene. Con risultati apprezzabili per i cittadini e le imprese e anche per i lavoratori dello Stato».

Da dove vuole cominciare?
«Dalle semplificazioni. Ci stiamo lavorando assieme al ministro Passera».

Esempi concreti?
«Nel pacchetto che stiamo mettendo a punto ci sarà, ad esempio, il coordinamento dei controlli pubblici sulle imprese. Fisco, ispettorato del Lavoro e quant’altro dovranno evitare di visitare le aziende uno per volta. Ancora: semplificheremo alcune procedure sugli appalti».

E per i cittadini?
«Ad oggi posso fare un esempio: nascerà il certificato unico per i disabili con il quale potranno «parlare» con tutte le amministrazioni pubbliche».

Quando presenterete il pacchetto semplificazioni?
«Entro fine gennaio. Ma prima ripartirà la decertificazione. Dal primo gennaio diamo attuazione, grazie ad una direttiva che abbiamo appena emanato, ad una legge già approvata, le amministrazioni saranno obbligate a non consegnare più certificati inutili ai cittadini. In pratica, saranno consegnati solo certificati per le attività private. Quelli che un cittadino doveva consegnare alle varie amministrazioni per una pratica saranno le amministrazioni stesse a doversele cercare».

Passiamo a quella che lei definisce «ristrutturazione». Cosa vorrà dire in pratica e che tempi avrà?
«In pratica vuol dire abbandonare la logica dei tagli lineari e cercare di attaccare gli sprechi senza tagliare i servizi».

Bello. Ma come?
«Dobbiamo tendere ad unificare tutto ciò che è unificabile sul territorio e dobbiamo puntare alle economie di scala. Esempio: se gli uffici del lavoro e quelli della Polizia si occupano di immigrazione dovranno offrire al pubblico un unico sportello. Ancora: le amministrazioni dello Stato che fanno lavori simili, penso alle forze dell’ordine, dovranno dotarsi di centrali uniche di acquisto per contrattare prezzi più bassi con i fornitori».

In passato tentativi analoghi hanno incontrato resistenze insuperabili.
«Lo sappiamo. Ma istituiremo delle «aree sperimentali» per fare in modo che poi le varie amministrazioni copino quelle migliori senza trovare scuse. Ci vogliono best practice e parametri chiari di riferimento ai quali tutti dovranno attenersi raggiungendo risultati di maggiore efficienza. Una strada, questa, che può essere imboccata anche senza nuove leggi ma con semplici norme amministrative. La volontà politica c’è. Ne ho parlato ad esempio con il ministro degli Interni e con quello della Giustizia e ho riscontrato la massima disponibilità ad affrontare in profondità il problema dei costi dell’amministrazione attraverso la riorganizzazione degli uffici e le centrali uniche d’acquisto».

Scusi, ministro, lei sta dicendo che, ad esempio, Polizia e Carabinieri dovrebbero eliminare le sovrapposizioni fra di loro e unificare i loro «uffici acquisti»?
«Non posso entrare in competenze di altri ministri. Dico che la logica dell’economia di scala deve essere generalizzata e questa direttiva varrà per tutti. Anche perché da questa logica potrebbero scaturire benefici per tutti i pubblici dipendenti».

Si spieghi.
«Sarebbe opportuno mettere in pratica la legge che prevede di destinare il 50% dei nuovi risparmi alle buste paga dei lavoratori».

Non è uno specchietto per le allodole? E’ già successo che il Tesoro abbia incamerato l’intero importo dei risparmi ottenuti sulla pubblica amministrazione.
«Parlo di risparmi ulteriori rispetto alle spese attuali. Deve scattare un interesse comune fra Tesoro e dipendenti pubblici in modo che il primo spenda di meno e che i secondi godano di un dividendo per la maggiore efficienza».

Ma c’è il blocco dei contratti.
«Ma non della contrattazione integrativa. In ogni caso è mia intenzione coinvolgere il più possibile i lavoratori e i sindacati in questa fase di ristrutturazione e parleremo con tutti, compresa la Cgil che non aveva firmato la riforma del contratto nel 2009. Abbiamo appena deciso di convocare i sindacati per il 13 gennaio».

Come pensa di affrontare il tema del precariato?
«E’ evidente che non possiamo immettere tutti gli idonei mentre va esaminato il problema dei vincitori di concorso. Ma è proprio sui concorsi che vorrei introdurre qualche novità».

Quali?
«L’amministrazione ha bisogno di energie fresche e di buona qualità. Vorremmo tornare a indire concorsi annuali. Per questo abbiamo chiesto che ogni amministrazione ci indichi il numero di posti dirigenziali disponibili. Presto indicheremo quanti e quali posti lo Stato mette a disposizione per i giovani. Inoltre ho chiesto ad alcune Università di rimodellare i loro corsi di Scienza dell’amministrazione in accordo con i vari comparti pubblici affinché sfornino laureati già preparati alla gestione dello Stato».

A proposito di dirigenti. La manovra ha istituito un tetto alle retribuzioni di circa 300 mila euro annui. Però si prevedono eccezioni senza specificare per chi. Il tetto è vero o fasullo?
«Per come è scritto, il testo può essere tradotto anche in «zero eccezioni». Io sono per questa soluzione. Ma decidono il governo nella sua collegialità e il Parlamento».

Lei ha appena istituito una commissione di studio sulla trasparenza e la prevenzione della corruzione. Con quali finalità?
«Intorno alla fine di gennaio la Camera esaminerà il disegno di legge anticorruzione. Per quella data vorremmo presentare degli emendamenti mirati, messi a fuoco anche attraverso i lavori di questa commissione i cui cinque membri lavoreranno a titolo gratuito».

FONTE: IL MESSAGGERO