
Scorta a tutti i costi. Per 1.500 protetti si sborsano ogni anno 250 milioni di euro (leggi tutto)

RASSEGNA STAMPA/ IL CASO
di Marco Mostallino
Il sacerdote Pino Puglisi, il giornalista Beppe Alfano e il giuslavorista Marco Biagi non avevano la scorta e
sono stati uccisi, i primi due dalla mafia, il terzo dalle Brigate rosse. Loro, lasciati soli come tanti altri minacciati da pericoli quotidiani eppure non tutelati dallo Stato. Una sorveglianza continua, con tre agenti e auto blindata da 150 mila euro, è invece assegnata ai giornalisti Emilio Fede e Maurizio Belpietro, ed era garantita alle ragazze che frequentavano le feste di Silvio Berlusconi ad Arcore e in Sardegna: servizio
armato, con due o tre agenti, e vettura pagata dai contribuenti assicurata sin dallo sbarco all'aeroporto di Olbia fino a Villa Certosa e ritorno.
OGNI GIORNO 1500 SOTTO SCORTA.
È difficile ricostruire quanto costano le scorte ai cittadini, perché il ministero degli Interni non hai mai fornito numeri precisi e forse non li conosce nemmeno. Secondo il
sindacato dei lavoratori di polizia Silp-Cgil, in Italia sono circa 1.500 le persone alle
quali ogni giorno è fornito il servizio, ai vari livelli stabiliti dalla legge: dalla protezione 24 ore su 24 fino alla pattuglia che a orari fissati fa un giro sotto casa o accompagna la
persona
solo in determinati tragitti e in momenti precisi della giornata. Anche il costo è difficile da quantificare, perché
il sistema ha un cuore che è l'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (Ucis), allestito al
Viminale, ma è articolato anche con una serie di organismi locali: dai servizi di sorveglianza di Palazzo Chigi,
della Camera e del Senato, sino ai Comitati provinciali istituiti presso le prefetture.
Per le scorte si spendono almeno 250 milioni di euro l'anno
Manca la chiarezza, così il dato ricostruito dai sindacati di pubblica sicurezza parla di una spesa attorno ai 250 milioni di euro l'anno, anche se si tratta di una cifra approssimata certamente per difetto. Anche perché non tiene conto dei soldi sborsati per l'acquisto delle auto blindate: dalle nove Maserati (ma l'ordine era di 19, poi dimezzate in seguito alle polemiche) comprate dalla Difesa ai tempi di Ignazio La Russa per proteggere i generali, fino alle Bmw del Viminale capaci di resistere alle raffiche di Kalashnikov.
CIRCA 800 AUTO BLINDATE. Nemmeno qua è possibile avere numeri esatti, ma non è certo esagerato -
ricostruendo da varie fonti - parlare di almeno 700-800 automobili dal costo oscillante tra i 120 e i 180 mila
euro ciascuna, tra il prezzo di listino del modello e i lavori di blindatura necessari allo scopo.
C'è poi il capitolo che riguarda gli uomini impegnati in questo lavoro: si tratta di circa 2.500 al giorno, divisi
tra polizia di Stato, carabinieri, guardia di Finanza, polizia penitenziaria e servizi segreti, senza contare gli operatori delle polizie municipali e provinciali assegnati alla scorta di numerosi sindaci. Secondo un altro
sindacato, il Siap, questa stima sarebbe fortemente al ribasso, in quanto gli agenti destinati a questi servizi sarebbero circa 4 mila.
IL PROBLEMA DELLA REVOCA. Claudio Giardullo, segretario nazionale del sindacato Silp-Cgil, spiega che «l'assegnazione della scorta avviene attraverso una valutazione della gravità e dell'attualità del rischio e
non v'è dubbio che, quando l'assegnazione avviene, una necessità esiste. Ma il vero problema riguarda la
revoca, ovvero il momento in cui questo rischio cessa e si dovrebbe procedere all'interruzione del servizio,
perché il pericolo non esiste più o perché la persona ha cambiato incarico».
Secondo Giardullo, a questo punto interviene «un meccanismo di resistenza da
parte della persona scortata e dell'istituzione alla quale essa appartiene, così
spesso si prosegue in un servizio che non ha più ragione di esistere».
Ed è qua che cominciano gli sprechi. Gli ex presidenti di Camera e Senato, per
esempio, hanno diritto a mantenere auto blindata e angeli custodi, anche se
hanno ormai lasciato la politica: è accaduto con Irene Pivetti e Carlo Scognamiglio
come per altri, accompagnati a spese dello Stato persino a mangiare la pizza o a
partecipare a un convegno.
Il buco nero: una spesa oscillante e la sottrazione di agenti
«Ma il vero problema, soprattutto a Roma», racconta il segretario del Silp «è quello dell'assegnazione delle
scorte straordinarie. Avviene con persone che nella loro città godono di un livello di tutela più basso, ma
quando giungono nella capitale si vedono garantire un servizio di scorta con auto blindata, due o tre uomini, i
quali vengono inevitabilmente sottratti per la giornata al controllo del territorio e per lo più vengono presi
dalle volanti». Questo, spiega Giardullo, è il buco nero: «perché è impossibile quantificare una spesa così
oscillante e perché sottrae personale al lavoro quotidiano di ordine pubblico».
Un meccanismo contro il quale ha protestato anche il sindaco Gianni Alemanno, soprattutto in questi ultimi mesi in cui a Roma agguati, omicidi, ferimenti e sparatorie sono pane quotidiano mentre le forze dell'ordine si vedono sottrarre stanziamenti e mezzi.
RISORSE RIDOTTE DI 3 MILIARDI. «Basti pensare», spiega Giardullo, «che in tre anni le manovre del governo Berlusconi hanno ridotto complessivamente di 3 miliardi le risorse destinate alle forze di polizia, mentre l'assegnazione delle scorte continua a essere un problema. Il meccanismo tecnico è molto chiaro,
ma è la gestione politica a non esserlo altrettanto».
Secondo il sindacalista, se il meccanismo fosse virtuoso e le scorte venissero revocate quando non servono più, allora, invece dello spreco, ci sarebbe il risparmio. Ma così non avviene e questo fenomeno si va a
inserire in un settore già provato dai tagli e dove il parco macchine delle forze di polizia non è certamente all'altezza. «Si spende tanto per le Maserati di La Russa, poi però le altre auto hanno chilometraggi altissimi
e livelli di usura elevati: tutto ciò espone a rischi sia le persone scortate che gli operatori assegnati al servizio».
Basti ricordare quanto accaduto alla scorta di Emilio Fede: esplosione del cambio automatico della vettura e due agenti su tre a bordo rimasti feriti.
STIPENDIO DA SCORTA: 1200 EURO AL MESE. È il meccanismo tutto italiano in base al quale si spende tanto e male, però si investe poco. E si spremono all'osso le persone. Un agente di scorta ha uno stipendio
di circa 1.200 euro netti al mese per turni di servizio di sei o sette ore, più gli straordinari che però, lamentano i sindacati di settore, non vengono pagati oppure sono liquidati con mesi, se non anni, di ritardo.
Eppure, questi uomini proseguono il loro compito: «Il personale», osserva il segretario del Silp, «svolge un lavoro molto duro e rischioso e gli va riconosciuto il merito del grande impegno profuso. Non bisogna mai
confondere la gestione politica delle scorte con il lavoro di queste persone, che invece merita il massimo rispetto e avviene spesso in condizioni difficili a causa dei tagli al settore. Questi uomini non sono coinvolti negli sprechi, ma ne subiscono anzi le conseguenze negative e i rischi connessi».






