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Il Generale Abrate al Senato: trattamento economico, alloggi, carriere e previdenza (leggi tutto)

giovedì 26 gennaio 2012

La Commissione Difesa del Senato ha audito ieri, mercoledì 25 gennaio, il Capo di Stato maggiore della Difesa il generale Biagio Abrate nell’ambito dell'indagine conoscitiva sulla condizione del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare.

(Resoconto della seduta). Il Generale illustra gli aspetti di maggior interesse e criticità per la compagine militare, rilevando come l’elemento dominante della cosiddetta condizione militare sia l'indiscutibile specificità della professione, svolta all'interno di un’organizzazione complessa come quella della Difesa, nettamente distinta da qualunque altra articolazione dello Stato.
In particolare, per quanto riguarda il trattamento economico del personale, riepiloga gli interventi attuati negli ultimi cinque anni: il blocco della concertazione economica e normativa per il triennio 2010-2012; la riduzione degli stanziamenti per il riordino delle carriere del personale non direttivo; la mancata estensione ai dirigenti dei provvedimenti di concertazione economica e normativa del personale non direttivo; la riduzione del 30% della spesa riferita ai destinatari dell'indennità operativa di supercampagna a partire dal 1° gennaio 2014; il riconoscimento solo giuridico delle promozioni al grado superiore; il congelamento degli istituti retributivi connessi con l'anzianità di servizio effettivo per il triennio 2011-2013.
Circa le problematiche connesse agli alloggi di servizio, ricorda quindi che le mutate esigenze alloggiative in ambito Difesa hanno portato alla predisposizione del programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi dì servizio, disposto dalla legge finanziaria per il 2008. Tale programma individuava una esigenza complessiva della Difesa stimata in circa 70.000 unità, rendendo necessario realizzare sul territorio nazionale, in aggiunta a quelli già esistenti, ulteriori 51.600 alloggi, di cui 16.000 nella sola regione Lazio. I costi di sola costruzione delle abitazioni furono stimati, complessivamente, in 5.7 miliardi di euro, e, sempre in applicazione della citata legge finanziaria per il 2008, furono inoltre individuate 3.022 unità alloggiative alienabili, il cui elenco è stato formalizzato con decreto direttoriale della Direzione generale dei Lavori e del Demanio.
L'entrata in vigore del regolamento per l'attuazione del programma pluriennale ha quindi permesso di imprimere un forte impulso alle aspettative dei dipendenti della Difesa di acquisire in futuro un'abitazione mediante la procedura "a riscatto". Inoltre, la vigenza del citato decreto ministeriale consentirà di attivare la procedura per il recupero forzoso delle unità abitative occupate dagli utenti "sine titulo non protetti".
Per quanto concerne le condizioni di vita degli allievi degli Istituti di formazione delle Forze armate e dell'Arma dei carabinieri, l’oratore afferma che le stesse, allo stato attuale, sono adeguate alle esigenze del personale, sia per quanto riguarda gli alloggiamenti, sia per le esigenze di studio, sia per lo svolgimento delle attività ginnico-sportive. E’ stato poi disposto uno studio per verificare se in alcune scuole militari si possa ipotizzare un'apertura a studenti civili, che potrebbero condividere la formazione pur non pernottando nelle strutture.
In ordine al trattamento economico, previdenziale ed assicurativo del personale militare in servizio, sottolinea poi la recente adozione del decreto ministeriale del 15 novembre 2011, che ha determinato la corresponsione di assegni "una tantum" al personale del comparto Difesa.
Tale provvedimento, fortemente atteso dal personale e dalle rappresentanze, costituisce un significativo riconoscimento della specificità di ruolo e di status sancita con l'articolo 19 della legge n. 183 del 2010, stemperando le disarmonie che si erano create con il blocco della progressione economica connessa alle promozioni e ad altri istituti retributivi particolarmente sensibili per il personale militare. Con specifico riferimento alla peculiarità dell'elevata mobilità dei militari, auspica quindi un intervento legislativo a tutto campo coordinato con le richieste alloggiative che, nel salvaguardare le esigenze operative delle Forze armate, recepisca le istanze del personale.
Per quanto concerne il sistema previdenziale, rileva che il passaggio dal sistema retributivo al contributivo, oggi corretto con il sistema pro-­rata, senza l'attivazione della previdenza complementare metterebbe a rischio le generazioni future, che otterranno rendimenti pensionistici sensibilmente più bassi senza avere la possibilità di costruirsi un trattamento integrativo, come riconosciuto a tutto il pubblico impiego.
L’oratore procede quindi alla disamina della condizione del personale femminile (ad oggi 11.400 unità, pari al 3,8 per cento delle consistenze), rilevando che la stessa trova la sua regolamentazione nel nuovo Codice dell'ordinamento militare, che ha recepito la legislazione riguardante il servizio militare volontario femminile inserendola, a pieno titolo, nel processo di professionalizzazione dell'intero strumento militare. In tale ottica, l'ingresso della componente femminile nelle Forze armate ha reso disponibile, per lo strumento militare, un’importante risorsa umana, con apertura a tutti i settori senza alcuna preclusione o pregiudiziale, e con piena affermazione dell'uguaglianza in termini di diritti/doveri, responsabilità e opportunità. Inoltre, allo scopo di garantire alle varie attività svolte il rispetto del principio delle pari opportunità, opera da settembre 2011 presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni.
In ordine alla ricollocazione civile del personale militare congedato senza demerito, evidenzia quindi come il processo di professionalizzazione dello strumento militare abbia imposto, da un lato, di porre in essere ogni iniziativa idonea ad incentivare i reclutamenti dei volontari e, dall'altro, di prevedere strumenti per agevolare la re-immissione nel mondo del lavoro del personale in ferma prefissata. Il programma di reinserimento, su adesione volontaria, è essenzialmente rivolto a tutti coloro che rimangono esclusi dalla possibilità di transito nel servizio permanente delle Forze armate o nelle carriere iniziali delle Forze di polizia per indisponibilità numerica o per perdita di idoneità fisica o anche per scelta personale.  L'Amministrazione della Difesa ha avviato azioni finalizzate alla sottoscrizione di convenzioni con associazioni imprenditoriali e di categorie professionali, al fine di facilitare l'immissione nel mondo del lavoro del personale congedato, grazie anche alla realizzazione di una banca dati per la mappatura della domanda e dell'offerta di lavoro suddivisa per distribuzione territoriale, per tipologia, per specializzazione.
Sulla condizione giuridica del personale militare, anche in ordine alla soggezione alla legge penale militare, ricorda come l'organizzazione militare sia una struttura a carattere gerarchico che si fonda sulla disciplina, intesa quale patrimonio di valori etici propri della comunità militare. Nel dettaglio, per quanto riguarda l'applicazione delle norme disciplinari, il Codice dell'ordinamento militare stabilisce tassativamente che esse si applicano ai militari che svolgono attività di servizio, che si trovino in luoghi militari, che indossino l'uniforme o si qualifichino come militari. Inoltre, relativamente ai criteri di applicazione della legge penale militare, sia di pace sia di guerra, presso il Ministero della difesa è stato istituito un gruppo di lavoro dedicato alla revisione del citato corpo normativo, per poter tutelare, in modo organico e completo, i beni giuridici facenti riferimento alle Forze armate: ciò al fine di procedere ad una semplificazione e razionalizzazione della normativa di settore che tenga conto, soprattutto, della specificità del mondo militare, della tutela dei Comandanti e dei militari impegnati nei compiti istituzionali.
Relativamente, infine, al riordino dei ruoli e delle carriere delle Forze armate e delle Forze di polizia, osserva che tale tema costituisce un ambizioso progetto di riforma che interessa tutte le categorie di personale, da quella esecutiva a quella di livello dirigenziale, appartenenti alle diverse amministrazioni del comparto e che, al momento, per il progetto di riordino si potrà fare affidamento esclusivamente sulle risorse stanziate dalla legge finanziaria per il 2004 (circa 119 milioni di euro annui), a decorrere dall'anno 2014.
Le dinamiche di alimentazione dei ruoli e di progressione di carriera seguono peraltro criteri univoci, nel rispetto delle  peculiarità ordinamentali e funzionali di ciascuna amministrazione. In questo ambito, un primo elemento di difficoltà è proprio costituito dalla individuazione di criteri comuni, che dovrebbero appunto costituire le fondamenta dell'intero progetto e, a grandi linee, dovrebbero trovare una enunciazione espressa nel testo della legge-delega sul riordino: ciò al fine di evitare che, in sede di normazione delegata, si percorrano strade diverse che frammentino l'unitarietà del disegno del riordino, svuotando di significato lo stesso principio di egualità che, per legge, da anni informa la disciplina dell'avanzamento.

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