
Nuovo modello di Difesa. Il Governo dovrà riferire in Parlamento
La Commissione Difesa della Camera ha approvato ieri la risoluzione dell'On. Di Stanislao (IDV) che impegna il Governo a riferire in Parlamento, tenendo conto del ruolo consultivo del Consiglio supremo di difesa, le linee guida di revisione dello strumento militare, al fine di consentire alle Camere di assumere le decisioni di propria competenza.
Durante la discussione della risoluzione il Sottosegretario Milone ha evidenziato che il bilancio della difesa ha subito, già a partire dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, una considerevole riduzione degli stanziamenti che si ripercuote negativamente sul funzionamento dell'intera macchina operativa della funzione difesa, creando profili di rilevante criticità ai settori del personale, dell'esercizio e degli investimenti. Gli interventi legislativi che sono stati assunti dal Parlamento nella seconda metà del 2011 per fronteggiare la crisi finanziaria hanno poi comportato per il bilancio della difesa una riduzione degli stanziamenti di circa 3 miliardi nel triennio 2012-2014, di cui circa un miliardo e mezzo solo nel 2012. Conseguentemente, il bilancio della difesa per il 2012, si è attestato su 19,9 miliardi di euro, di cui il 30 per cento (6 miliardi) vanno alla funzione sicurezza interna e soltanto 13,6 miliardi vanno alla funzione difesa. La cosiddetta «funzione Difesa» riceve quindi risorse pari solo allo 0,48 per cento del PIL, valore insufficiente a sostenere l'attuale strumento militare, e ben al di sotto dei valori degli altri Paesi europei cui si fa tradizionalmente riferimento.
A fronte delle risorse finanziarie che oggi e in prospettiva il Paese può destinare alla Difesa, lo strumento militare, così come è dimensionato e strutturato, non appare più sostenibile, ma occorrono interventi di straordinaria importanza ed urgenza secondo linee coerenti con il quadro delineato nel più ampio contesto nazionale, per la stessa sopravvivenza operativa delle Forze armate. Si reputa dunque ineludibile l'avvio di un processo di ristrutturazione della Difesa, per giungere con gradualità ad un ridimensionamento strutturale che, perseguendo la sostenibilità delle spese, sia in grado, tuttavia, di rispondere alle esigenze del Paese, connesse all'assolvimento dei compiti istituzionali di difesa dell'Italia e di partecipazione alle missioni internazionali, nel quadro degli impegni assunti in seno ai consessi internazionali cui aderisce il Paese. Il nuovo strumento militare dovrà essere concepito e sviluppato al fine di conseguire un corretto e sostenibile bilanciamento delle tre dimensioni - quantitativa, qualitativa e capacitiva - operando necessariamente una riconfigurazione che consenta di liberare risorse per i costi dell'investimento e, soprattutto, dell'esercizio, portando questi ultimi, rispetto al settore del personale, a livelli percentuali più prossimi a quelli considerati ottimali in ambito europeo ed atlantico. Ha ribadito che le linee guida di questo progetto di revisione dello strumento militare saranno oggetto di esame già nell'ambito del prossimo Consiglio supremo di Difesa in programma domani 8 febbraio, per poi essere sottoposte alle valutazioni del Parlamento. Alla luce delle considerazioni svolte, ha espresso parere favorevole sull'atto di indirizzo in esame, a condizione che vengano accolte marginali richieste di riformulazione della premessa e del dispositivo. In particolare, invita il proponente a riformulare il primo inciso della risoluzione, sostituendo le parole «all'elaborazione di un nuovo modello di difesa» con «alla revisione dello strumento militare»; al terzo capoverso, formula l'invito a sostituire le parole «l'elaborazione di un nuovo modello di difesa» con «la riconfigurazione dello strumento militare»; infine, propone di riformulare nel modo seguente: «a riferire in Parlamento, rispettando il ruolo consultivo del Consiglio supremo di difesa, le linee guida di revisione dello strumento militare, al fine di consentire alle Camere di assumere le decisioni di propria competenza.».
Il dibattito è quindi proseguito con gli interventi dell'On. Bosi (UdCpTP) che ha espresso il suo parere favorevole alla risoluzione presentata dal collega Di Stanislao, ancorché generica negli impegni ed ha manifestato, quindi, apprezzamento anche per l'intervento svolto dal rappresentante del Governo, dal quale tuttavia avrebbe voluto sentire parole più rassicuranti in merito alla possibilità di evitare una modifica strisciante dell'attuale modello di difesa a 190 mila unità. La revisione di tale modello - che è quello previsto dalla normativa vigente - sarebbe, infatti, un compito che potrebbe essere più opportunamente affidato a una Commissione bicamerale, come recentemente proposto anche da alcuni colleghi della Commissione. Nel ricordare, infatti, che non è ancora stato affrontato alcun discorso riguardo alla definizione di un nuovo modello di difesa compatibile con gli attuali tagli imposti al bilancio della Difesa, conclude auspicando che se dovesse rendersi necessario provvedere alla revisione del modello questa possa avvenire attraverso opportune modifiche legislative.
E' quindi intevenuto l'On Garofani (PD) che pur comprendendo la necessità da parte del Governo di riformulare la risoluzione in esame introducendo una distinzione terminologica tra modello di difesa e strumento di difesa, ha invitato tuttavia il rappresentante del Governo a considerare anche il punto di vista della Commissione. L'attenzione della Commissione, infatti, è principalmente rivolta allo sviluppo di una riflessione più ampia sull'intero modello di difesa che non sia riferita solo alle risorse disponibili, più o meno limitate. Ha invitato, quindi, ad avviare una riflessione che comprenda anche i vari assetti strategici, le analisi geopolitiche e che preveda anche di valutare punto per punto i diversi impegni internazionali cui il nostro Paese partecipa. A suo avviso, quindi, sarebbe più corretto affrontare parallelamente le due questioni, senza privilegiarne una in particolare. Quanto, infine, alla riformulazione proposta dal Governo, sarebbe altresì opportuno integrare la medesima proposta, precisando che il Parlamento - così come il Governo - debbano ovviamente tener conto delle indicazioni del Consiglio supremo della difesa, nell'ambito del ruolo consultivo proprio di tale organo e non siano invece tenute a «rispettare», ovvero a dare attuazione, a decisioni che non potrebbero comunque provenire da tale organismo.
Il Ministro della Difesa, Di Paola, in un comunicato stampa, ha espresso il suo apprezzamento per "l’ampia adesione parlamentare con cui la Commissione Difesa della Camera ha approvato la risoluzione presentata dall’on. Augusto Di Stanislao. La risoluzione impegna il governo a riferire in Parlamento in merito alle linee guida della revisione del sistema Difesa. Tra l’altro, il ministro Di Paola ha sempre valorizzato la centralità del Parlamento e lo ha sempre tempestivamente informato su ogni iniziativa del governo; a riprova, le sue audizioni presso le commissioni di Camera e Senato".
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